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Lago Inle: molti turisti occidentali disertano le bellezze del lago. Quali conseguenze sulla popolazione?

Giuseppe Pogliari, il nostro Capo Progetto e Rappresentante Paese in Myanmar, ci accompagna alla scoperta della vita quotidiana delle popolazioni che vivono attorno al lago Inle, in Myanmar, dove lavoriamo per promuovere progetti di turismo responsabile.

“Alle 6 e 30 di una mattina di marzo le stradine di Nyaung Shwe cominciano ad animarsi ma rimangono ancora tranquille, soprattutto quelle periferiche. Alcune persone sono già al lavoro da un po’, forse da molte ore. In una bancarella di strada si vendono i Bee Mote. Una coppia si divide il lavoro: l’uomo prepara dei grossi ravioloni ripieni di puré di patate e cipolline verdi mentre la donna li frigge in un grande calderone di olio bollente, con sotto un gran bel fuoco di legna. Alcuni viandanti si avvicinano, si parlano. Qualcuno compra.

Continuo la mia passeggiata rapida che oramai da quasi tre mesi faccio ogni mattina nelle stradine di Nyaung Shwe. Sono arrivato qui in Myanmar a dicembre ed il tempo era piuttosto piovoso, faceva freddo. Poi il sole ha cominciato ad imporsi ed è stato sempre più gradevole. Adesso in questa mattina piuttosto primaverile il tempo sta cambiando, le mattine sono meno fresche e nelle stradine di Nyaung Shwe non vedo più le persone accovacciate attorno ad un fuocherello per terra intenti a riscaldarsi. Eh sì, perché questo magico Inle Lake si trova ad un’ altezza di quasi 900 metri, i riscaldamenti così come li conosciamo noi non esistono, fa freddo e, mi sembra di capire che, alcune persone non appena fa giorno escono nelle strade e si riscaldano come possono. Tra un po’ il sole esploderà nelle strade di Nyaung Shwe e sul lago con trenta gradi e più. sotto un bel cielo blu.

Rimane il fatto che i mesi invernali di dicembre, gennaio e febbraio rimangono i mesi ideali per visitare Inle Lake e il Myanmar in generale. Infatti è questa che loro chiamano l’alta stagione. Purtroppo quest’anno la stagione turistica è andata molto male con una forte riduzione delle presenze turistiche. Diversi operatori turistici mi hanno parlato di un 30% fino ad un 40% di turisti occidentali in meno rispetto all’anno scorso. E l’anno scorso era già stato, mi dicono, un pessimo anno. D’altro canto, è aumentato il numero di turisti asiatici, in particolare dalla Cina, ma in questo caso si tratta spesso di un diverso tipo di turismo.

Nel mio tempo libero, mi è capitato di incontrare  – ma a volte sono andato io a “cercarli” – diversi turisti, anche italiani, ai quali ho chiesto le loro impressioni sul Myanmar e con i quali ho discusso di vari aspetti del turismo nel paese. Uno degli aspetti interessanti di queste discussioni è che sì, è vero che la crisi umanitaria scoppiata nel 2017 nella regione del Rakhine tiene lontani dal Myanmar parecchi turisti italiani e occidentali in generale, ma è anche vero, mi dicevano alcuni giovani italiani, che molte persone in Italia a volte vedono alla televisione delle immagini di violenza e quindi evitano di venire qui, considerando pericolosa questa zona. Ora, se da un lato è vero che in alcune parti del paese ci sono purtroppo delle situazioni di violenza, è anche vero che il Myanmar è un luogo molto sicuro e che nella stragrande maggioranza del paese turisti e viaggiatori circolano liberamente, visitano pagode, spiagge e bellezze naturali, entrano in contatto con una cultura straordinaria e variegata, incontrano persone sorridenti e accoglienti. Insomma visitano un paese bellissimo e incontrano gente interessante.

Purtroppo il numero di questi visitatori, come dicevo, è in declino. E le conseguenze di questa crisi turistica sono molto negative e spesso devastanti per una buona parte della popolazione locale che vive di turismo. Giorni fa parlavo con Tauk Tauk, un giovane co-proprietario di un ristorante di Nyaung Shwe, il Chillax, con il quale stiamo lavorando per promuovere buone pratiche di turismo responsabile:

Siamo ancora in alta stagione e abbiamo pochi clienti, pochi turisti. Immagina come sarà la situazione tra un mese quando anche questi pochi turisti non ci saranno più’! Sto pensando di chiudere il ristorante, almeno per alcuni mesi. Altri lo faranno sicuramente”.

La tragedia di molte famiglie qui a Nyaung Shwe, sul lago Inle, è che non hanno più reddito oppure hanno un reddito molto ridotto. E tutti riusciamo ad immaginare cosa significhi non avere più un reddito per sfamare la propria famiglia, dare le cure mediche ai figli, mandarli a scuola. Tauk Tauk é un giovane molto attivo, che al di là del suo lavoro è molto impegnato a promuovere il rispetto per l’ambiente. Spende soldi di tasca propria per fare stampare poster e depliants informativi per proteggere la natura, promuovere il rispetto per l’ambiente, ridurre il consumo di plastica e fare di questo straordinario lago un luogo “plastic free”!
Purtroppo Tauk Tauk non é il solo su cui si é abbattuta questa crisi. Thu Thu é una signora che gestisce la Thu Thu Guets House dove io ho alloggiato per il primo mese della mia permanenza qui a Nyaung Shwe. Thu Thu ha una famiglia molto simpatica e accogliente. Oltre a suo marito Kyaw Kyaw e a tante nipoti femmine ha messo su una piccola guest house con 6 camere e una piccola agenzia viaggi nella strada principale. Tempo fa aveva costruito un secondo stabile con una mezza dozzina di camere ma adesso, mi diceva, non ha i soldi per completare i lavori. Deve aspettare tempi migliori. Tutti qui aspettano tempi migliori. Tutti sperano che l’anno prossimo sarà diverso perché adesso e nei due anni passati, tutti vivono una situazione molto triste.

Particolarmente triste trovo la situazione dei boat drivers, i conduttori delle barche che portano i turisti in giro per il lago Inle. Mi diceva una guida turistica locale che questi a volte ricevono un compenso misero per una giornata di lavoro sulla barca in giro per il lago: 2000 kyat (poco più di 1 euro). Sembrerebbe che in certi casi non ricevano proprio nessun compenso e sperano solo nel buon cuore dei turisti per una mancia decorosa che dia loro non solo di che sfamare la famiglia ma anche un minimo di dignità. Questi boat driver sono dappertutto, in città e fuori. Li si incontra spesso per le strade di Nyaung Shwe perché vengono verso di te e ti chiedono direttamente se vuoi affittare una barca.

E poi si vedono ad occhio nudo i tanti hotels e guest house creati negli anni dell’euforia e adesso vuoti, i ristoranti chiusi, vuoti o con pochi clienti (anche se con qualche eccezione di locali che lavorano bene). In un’industria turistica di per sé fragile e adesso messa in ginocchio dalla crisi, molti giovani hanno perso il lavoro, altri lo perderanno nei mesi a venire. Tutti sperano di ritrovarlo con la nuova alta stagione, a partire da novembre-dicembre.

E proprio per far fronte a questa situazione di crisi e questa atmosfera alquanto deprimente per gli operatori turistici, con ICEI da un lato stiamo sostenendo le comunità a sud del lago Inle, al fine di creare dei prodotti turistici che possano dare loro un reddito supplementare e, dall’altro, stiamo lavorando con un dei gruppi di operatori turistici locali al fine di promuovere buone pratiche di turismo responsabile. Inoltre stiamo sostenendo le autorità locali – la Nyaung Township – nel loro progetto di rinnovare il mercato notturno, o Night Market, verso un modello di mercato più sostenibile”.

A cura di Giuseppe Pogliari, Capo Progetto e Rappresentante Paese ICEI in Myanmar.

Scopri le nostre attività in Mynamar:
EPIC – Economic  Promotion of Inle Communities through cultural and natural heritage valorization
(Sviluppo Economico delle Comunità del Lago Inle attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale)
 

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